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Innatismo novembre 1, 2009

Filed under: Uncategorized — francesca89 @ 2:49 pm

Spesso si sente dire che alcuni bambini non sono proprio portati per la matematica… Ma è davvero così?? Cercando una risposta mi sono imbattuta in una ricerca i cui risultati risalgono al maggio 2007.

Tale ricerca è stata condotta da Camilla Gilmore dell’Università di Nottingham e da Elizabeth Spelke dell’Università di Harvard ed è stata pubblicata su Nature. Secondo questo studio i bimbi sono in grado di risolvere problemi con grandi numeri ben prima che venga loro insegnata l’aritmetica, cioè la capacità di afferrare i principi matematici sarebbe innata e non un dono riservato a pochi fortunati invidiati da tutti gli altri, in quanto non è necessario padroneggiare la logica di un sistema numerico simbolico per riuscire a fare addizioni e sottrazioni approssimate.

I ricercatori sono arrivati a questa conclusione sottoponendo a bambini di cinque anni con background diversi una serie di problemi sotto forma di scenari ipotetici in cui figuravano addizioni e sottrazioni di numeri, da 5 a 98. I bambini non avevano ricevuto una formazione specifica di aritmetica, ma sono riusciti ugualmente e con buoni risultati (anche migliori rispetto alle aspettative degli scienziati) nelle operazioni di calcolo.

Camilla Gilmore ha spiegato questi risultati affermando che i bambini hanno un sistema di rappresentazione dei numeri non simbolico, che permette loro di fare sottrazioni ed addizioni approssimate di quantità non simboliche, come, ad esempio un gruppo di puntini o una sequenza di toni.

Da questa ricerca deduciamo che la matematica, quindi, è una competenza naturale nei più piccoli, che riescono ad applicarla anche senza una specifica istruzione scolastica.

Per questo motivo gli autori della ricerca suggeriscono ad insegnanti e genitori ad insistere su aritmetica e calcoli su tutti i bambini fin dall’età più tenera per coltivare ed alimentare nei bambini questa facoltà innata e nascosta.

Questa ricerca ha alla base la teoria dell’innatismo secondo la quale ogni persona ha delle conoscenze già al momento della nascita, ovvero che vi siano nozioni e concetti che non vengono appresi tramite l’esperienza.

Un esempio di questa teoria è la teoria dell’anamnesi (o reminiscenza) di Platone.

L’esistenza dell’innatismo, secondo Platone, era testimoniata dal fatto che le nostre conoscenze del mondo sensibile si basano su forme e modelli matematici che non trovano riscontro in esso, ma sembrano provenire da un luogo Iperuranio dove il nostro intelletto doveva averli contemplati prima di nascere. La conoscenza dunque consiste propriamente nel ridestarsi di un sapere già presente in forma latente nella nostra anima, ma che era stato dimenticato al momento della nascita ed era perciò inconscio: conoscere significa pertanto ricordare. Questa teoria è ampliamente spiegata nel mito del carro e dell’auriga: egli immagina che l’anima, in seguito alla morte, sia simile a una biga che cerca il più possibile di risalire al cielo Iperuranio, dimora delle Idee, per assorbirne la sapienza. A causa della propria concupiscenza però, simboleggiata da un cavallo nero, l’anima è facilmente soggetta a precipitare nuovamente verso il basso, cioè a reincarnarsi. Chi è precipitato subito rinascerà come una persona ignorante o comunque lontana dalla saggezza filosofica, mentre coloro che sono riusciti a contemplare l’Iperuranio per un tempo più lungo conserveranno più facilmente il ricordo delle idee.

Secondo Platone, il ricordo avviene in forma immediata e intuitiva, per lampi improvvisi, ma deve essere stimolato dalla percezione sensibile, la quale dunque svolge un ruolo importante, poiché offre all’intelletto lo spunto per avviare la reminiscenza. Egli descrive il concetto di innatismo soprattutto nel Menone, dove riferisce come Socrate riesca ad aiutare uno schiavo privo di cultura a comprendere il teorema di Pitagora. Platone vede in questo episodio la conferma della teoria dell’innatismo: nonostante l’ignoranza in cui si trovava, lo schiavo può ritrovare da sé i passaggi logici di quel teorema perché evidentemente erano già presenti in forma latente nella sua mente, avendoli visti nel mondo Iperuranio delle idee prima di incarnarsi. È stato sufficiente quindi attivare il processo del ricordo.

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