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Materiali didattici novembre 7, 2009

Filed under: Uncategorized — francesca89 @ 2:56 pm

Pensando a come far imparare ed utilizzare la matematica e la geometria ai bambini in modo efficace e divertente mi sono venuti alla mente tre “giochi” che utilizzava la mia maestra alle elementari: l’abaco, il tangram e i regoli.

1. Il termine abaco deriva  dal latino “abacus”, che proviene a sua volta dall’ebraico “חשבונייה”, “polvere“. Infatti il termine originario si riferiva ai primi abachi costituiti da una tavoletta di sabbia.

E’ un antico strumento di calcolo, utilizzato come ausilio per effettuare operazioni matematiche; è il primo strumento usato per i calcoli sin dal 2000 a.C. in Cina e utilizzato in seguito anche tra i Greci e i Romani.

Un  abaco, nella sua forma più comune, è costituito da una serie di guide (fili, scanalature, bacchette…) parallele, che convenzionalmente indicano le unità, le decine, le centinaia e così via. Lungo ogni guida vengono spostate delle pietruzze o altri oggetti mobili, per eseguire le operazioni aritmetiche, dette calcoli. Il funzionamento si basa sempre sul principio fondamentale di ogni sistema di numerazione posizionale, cioè che il valore di una cifra dipende dal posto che occupa. Le pietruzze su linee diverse indicano unità di ordine diverso, ma anche unità frazionarie; le operazioni possibili non sono soltanto addizioni e sottrazioni, ma anche moltiplicazioni e divisioni, viste rispettivamente come addizioni e sottrazioni ripetute.

Ai giorni nostri l’abaco, tranne qualche eccezione nei paesi orientali, viene usato quasi esclusivamente come   gioco per bambini. Talvolta viene utilizzato in alcune scuole elementari per insegnare ai bambini a contare e ad eseguire alcune semplici addizioni e sottrazioni.


2. Il tangram (in cinese:七巧板) è un gioco rompicapo cinese. Il nome significa “Le sette pietre della                       saggezza”. Pur essendo comunemente ritenuto di origine molto remota nel tempo, le più antiche fonti conosciute non lo nominano, però, che verso il XVIII secolo.

La leggenda, sull’origine del gioco, narra che un monaco donò ad un suo discepolo un quadrato di porcellana e un pennello, dicendogli di viaggiare e dipingere sulla porcellana le bellezze che avrebbe incontrato nel suo cammino. Il discepolo, emozionato, lasciò cadere il quadrato, che si ruppe in sette pezzi. Nel tentativo di ricomporre il quadrato, formò delle figure interessanti. Capì, da questo, che non aveva più bisogno di viaggiare, perché poteva rappresentare le bellezze del mondo con quei sette pezzi.

E’ costituito da sette tavolette del medesimo materiale e del medesimo colore (chiamati tan) che sono disposti inizialmente a formare un quadrato:

  • 5 triangoli di tre dimensioni diverse ( 2 grandi di ugual misura, 1 medio e 2 piccoli di egual misura)
  • 1 quadrato
  • 1 parallelogramma

Gli scopi del gioco sono:

  • formare figure di senso compiuto utilizzando tutti e sette i pezzi nel comporre la figura finale e non sovrapporne nessuno.
  • riprodurre (risolvere) una composizione di quelle presenti sul libretto di istruzioni a corredo con il gioco o sui libri didattici dell’insegnante. La difficoltà è dovuta al fatto che l’immagine della composizione non è della medesima scala delle tavolette del gioco e che all’interno dell’immagine non sono segnati i lati dei singoli pezzi, essendo questi del medesimo colori e posti adiacenti.


3. I regoli sono dei segmenti di plastica colorata che vanno da 1 a 10. Essi vengono utilizzati, nelle scuole, per introdurre il bambino nel mondo dei numeri e del calcolo aritmetico e per far imparare loro i concetti di numero e di lunghezza. I regoli hanno diverso colore a seconda della lunghezza come si può vedere nell’immagine.

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